Mailat, il dramma oltre la giustizia

octombrie 31, 2008 at 11:23 am (Uncategorized)

Moderate considerazioni dietro quello che all’apparenza è un banale caso di cronaca, buono solo per i giornalisti più scarsi dei giornaletti popolari

Si è fatta giustizia, Mailat è stato condannato… Ma… oltre i fatti ci sono i dramma dei personaggi. La madre di Mailat, vedere i suoi occhi in Tv. Non è voler bene anche a Caino, ma è un cuore di madre che non vuole, che non può accettare che il figlio potrebbe essere un assassino spietato. Perché i genitori riescono a perdonare tutto ai figli e sono gli unici. “Che lo condannino ma almeno lo portino in Romania, così ogni tanto riesco a vederlo,” dice la madre. Sì, niente di più, solo vederlo. È un anno da quando Mailat è stato arrestato, un anno in cui una madre non è mai riuscita a vedere il proprio cucciolo. Perché per lei, per quella donna Romulus rimane sempre il suo cucciolo. C’è l’amore materno che va oltre ai fatti, oltre le possibilità di capire, è l’umanità dietro persino ai criminali. Non parlo dell’umanità di Mailat (su questo non voglio dare giudizi), ma di quella che l’ha portato in grembo, di quella che l’ha visto crescere, per poi vederlo dietro le sbarre. Forse anche lei, come tutte le madri del mondo, avrà sognato un futuro, un bel futuro per il figlio. E poi, però, l’ha visto sul giornale e sulle tv, descritto come un mostro, lapidato dalla gogna mediatica. Si è ritrovata addosso le telecamere, i giornalisti che anche se non così palesemente gli rimproverano che ha fallito come madre. Che gli chiedono come l’ha cresciuto. Lei lo difende, dice che lui non è colpevole. Tenta di trovare spiegazioni. Prega. Tutto in vano. Dall’altra parte c’è però il dramma dell’ammiraglio, del marito di Giovanna. Uno impegnato a difendere il suo Paese. L’ha fatto per scelta, perché crede che sia giusto. Ma poi si ritrova da oggi a domani che la moglie è stata assassinata e lui non c’era a proteggerla. L’avrà amata, le avrà voluto bene e quindi non solo è stato privato di un affetto ma anche della sua mascolinità, del suo amor proprio in qualche modo. Mi metto nei suoi panni: io lotto per difendere il mio Paese e non riesco a difendere mia moglie. Immaginate un po’ la rabbia che deve sentire dentro, la frustrazione, le mille domande, i mille “se”. E se quel giorno l’avessi accompagnata, e se quel giorno io fossi stato accasa, se… Tutti i “se” che il tempo non cancella, tutte le colpe che ci addossiamo in questi casi. Gli hanno riconosciuto 500.000 Euro di danni, ma non basterebbero altrettanto miliardi per cancellare la sofferenza, la mancanza della moglie. Avrebbe capito una malattia, avrebbe capito un incidente, ma questo no… Ed allora, dietro le parole, dietro le sentenze c’è un mondo. Un mondo in cui persiste l’umanità. Un mondo a colori, dove il bianco ed il nero delle sentenze viene riempito di tanti altri colori, di tanti sentimenti. Anche solo per questo, qualcuno dovrebbe pensare prima di commettere un omicidio. Pensa ai tuoi genitori, pensa alla tua famiglia, pensa alla famiglia dell’altro prima di commettere un gesto irreparabile. Perché loro davvero non c’entrano niente.

“Anche i giornalisti romeni presenti al processo (ieri ce n’erano diversi) si aspettavano che Mailat venisse condannato all’ergastolo. «Il clima è questo diceva prima della lettura del verdetto Alina Harja, 28 anni, della emittente televisiva Realitatea Tv Ma per essere onesti bisogna ammettere che questo processo è basato solo su testimonianze. Non ci sono prove concrete, come impronte, sangue o tracce biologiche, che colleghino Mailat alla vittima».”
http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20081030&ediz=20_CITTA&npag=10&file=A_371.xml&type=STANDARD

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Bianca e l’ordinario razzismo del quotidiano

octombrie 29, 2008 at 12:55 am (Uncategorized)

La violenza contro le donne, una piaga anche nel nostro secolo. Si diceva che appartiene solo ad un grado di cultura diverso, che solo i maschi primitivi appartenenti a della società non troppo sviluppate. C’era anche Bianca, che dalla Romania era scappata e venuta in Italia per liberarsi da un fidanzato romeno ubriacone e violento che la picchiava dalla mattina alla sera. Gli avevano detto che gli uomini italiani sono gentili, romantici, succubi delle donne. E lei ci ha creduto. E cosi conosce Giovanni e lei ci crede in questa storia, ci crede con tutta se stessa, lo ama e non si immaginerebbe mai che lui potesse mai farle del male. Una bella storia d’amore, romantica, lui tutto attento con lei e non c’è da dire, lei è al settimo cielo; di più: all’ottavo, al nono cielo. Non capisce e non si preoccupa del fatto che lui non le fa mai conoscere i suoi amici, i suoi parenti, che a volte sparisce nel nulla senza un perché. Un giorno però rimane incinta, perché Giovanni le aveva detto di voler un figlio con lei ed anche in questo Bianca ci aveva creduto. Non gli sembrava vero che Giovanni poteva essere cosi. Con il certificato medico in mano, chiama Giovanni per incontrarsi perché aveva una bellissima notizia da dargli. Si vedono e lei con tutta l’emozione di cui era capace gli dà la “bella notizia”. Aveva sognato abbracci, baci, carezze e tantissime cose. Inizialmente non si insospettisce del “cazzo” pronunciato con ira da Giovanni, ma poi uno “stupida” la fa capire che lui non era cosi contento dell’idea. “Ma come, mi avevi detto….”, gli fa con un filo di voce. “Ma tu sei scema; non avrei mai fatto un figlio con una straniera. I miei genitori, la mia famiglia mi toglierebbe tutto e mi butterebbero via di casa. Poi sai, i miei compagni di partito mi ridicolizzerebbero a vita”. A Bianca il mondo le è crollato addosso. Non capisce più niente, nemmeno quando lui pronuncia la parola “aborto”. Risponde sussurrando quasi che non può farlo, mentre mille pensieri travolgono il suo cervello. Una pioggia di insulti, cattiverie, parole pesanti piombano su di lei, ma si mischiano con la paura. La testa bassa, il viso inondato si lacrime, si alza e se ne va. Vuole solo tornare nella sua piccola stanza in affitto che condivide con un’amica ucraina. Vuole solo sdraiarsi su quel piccolo letto, che sembra riciclato da un ospedale, ma che adesso lo vede come paradiso. Ma davanti al palazzo è arrivato anche lui… prima di lei perché lui ha la macchina che fa tanto fico…. Inizia a prenderla a schiaffi in mezzo alla strada, sotto gli occhi increduli dei passanti, che non fanno niente però per fermarlo. Chi vuoi che intervenga per una donna straniera in difficoltà? Lei cade a terra, lui se ne va… Riesce ad alzarsi e rientrare a casa… Sembra una storia inventata, ma non è così, è una storia vera. Abbiamo inventato solo i nomi. Lei non l’ha mai denunciato e dopo pochi giorni il figlio l’ha perso: dicono per cause naturali. Di questo la stampa non parla, storie così appartengono all’ordinario razzismo del quotidiano. Quello che non vorresti mai raccontare.

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Una giornata d’autunno

octombrie 28, 2008 at 11:45 pm (Uncategorized)

Passeggiavo guardando le foglie di rame degli castani su un viale del centro di Roma, una zona tranquilla, residenziale. Ma quel particolare pomeriggio sembrava un paradiso: nessun suono, nemmeno dei motorini che di solito irrompono in tutti gli angoli del centro di Roma.

Un silenzio simile alla pace prima della tempesta; era esattamente ciò di cui ne avevo bisogno in quel giorno particolare.

Ho rallentato i passi per potermi godere di più quel silenzio, quella sensazione di pace; come se non volessi rompere un incantesimo; un foglio si liberò dall’albero per morire ai miei piedi.

“L’anno prossimo ne cresceranno altre,” mi sono detta con il mio consueto ottimismo, con quel modo di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno.

Dopo un minuto, dopo qualche passo un altro fruscio.

“Un’altra foglia, “ mi sono detta, ma solo che questa era bianca: una busta. La presi in mano ed alzai gli occhi per vedere da dove veniva, da dove era caduta.

Ma nessuna finestra di quel palazzo elegante, stile ottocentesco era aperta. Non avevo sentito nemmeno nessuna finestra chiudersi od aprirsi. Eppure quella busta era caduta ai miei piedi.

Non aveva nessun indirizzo, nessun destinatario. Ho aperto la busta e sono rimasta colpita: una lettera, scritta a mano. Ma il particolare era la bellissima calligrafia e l’inchiostro. Le lettere sembravano dipinte sulla carta. L’ho guardato più da vicino. Quella particolare scrittura con le lettere perfettamente uguali, perfettamente allineate, con zone delle maiuscole più grosse rispetto alle altre.

Come se fosse scritte da una penna ad inchiostro tipica del Medio Evo. L’avevo già visto da qualche altra parte quella scrittura particolare, ma non mi ricordavo dove….

Ho iniziato a leggere e sempre di più la mia perplessità aumentava, finché sono arrivata a quel ultimo passaggio: “Martirio è il nome del mio amore…”

Mi ricordavo di averlo letto da qualche parte o comunque il concetto mi sembrava simile.

Ho messo la lettera in tasca e me ne sono andata via. Dopo qualche giorno ho capito che era Eminescu.  

<< Martirio è il nome del mio amore; un dolore alberga in ogni regione lacerata del mio cuore. La morte dura un instante; la disperazione conduce sino alle soglie della foglia. Ed un simile sentimento è davvero l’inferno.>>

 

MIHAI EMINESCU – “POVERO DIONISIO”

 

 

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