Dor de casa…

noiembrie 29, 2008 at 10:16 pm (Uncategorized)

 


Se apropie sarbatorile si mie a inceput sa-mi fie dor de casa, de Romania… ca in fiecare an.
Si tot la sfarsit de an incep bilanturile… As avea motive sa fiu multumita pe anul acesta…

Desi imi lipseste ceea ce mi-am dorit cel mai mult… Poate la anul….

 

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Ironie dell’amore

noiembrie 28, 2008 at 5:49 pm (Uncategorized)

 

 

Mi sono ritrovata a sentire questa canzone… Una canzone che avevo evitato di sentire… Sempre per colpa dei ricordi…

La prima volta l’ho sentita cinque anni fa, mentre andavo a Venezia… Sullo stesso CD c’era anche Mina, con “Un anno d’amore”.

Si, Venezia… è sempre stato il posto che io associavo all’amore… il posto dove avrei voluto andarci da sposa… tutta vestita di bianco, con accanto a me il principe azzurro… Ed invece sono sempre andata vestita di nero…

Stando, al messaggio di questa canzone, direi che è stata quasi una canzone premonitrice… perché io a Venezia ci sono sempre andata con le persone che stavo per lasciare… tanto che per me è diventato il ”paradiso” dell’addio… Quel ultimo regalo prima di voltare pagina… Ironico, no

 

 

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Lettere d’amore…

noiembrie 28, 2008 at 12:24 pm (Uncategorized)

 

“Le lettere d’amore, / le lettere d’amore, / di un amore invisibile; / le lettere d’amore / che avevo cominciato  / magari senza accorgermi; / le lettere d’amore / che avevo immaginato, / ma mi facevan ridere / magari fossi in tempo / per potertele scrivere…” , cantava Roberto Vecchioni… Ed oggi mi viene in mente questa canzone. Non so se sono meteopatica io oppure è il tempo che riprende il mio stato d’animo, ma una cosa è certa: che oggi questo tempo mi fa sognare.

Mi fa ricordare una serata ad Amsterdam con una candela sola. Sí, una sola candela e nessun’altra luce, se non quella della strada. Era molto tardi e fuori nevicava oppure pioveva. Non si capiva molto bene, anche perché sull’asfalto non c’era neve. Ma era magico ed io canticchiavo la canzone di Tiziano Ferro. Quella canzone che parlava proprio di una candela sola.

Non mi ricordo se l’ho fatta apposta ad accendere solo una oppure cosi è capitato. Ma mi ricordo che ero felice.

Ricordi lontani, tante cose non dette per la paura di non essere per l’appunto ridicoli, tanti baci non dati per non sembrare quello o quell’altro. Non lasciarsi andare, perché far vedere quello che si sente, perché raccontare quello che si prova toglie il mistero.

E tante lettere d’amore non scritte. Oppure solo iniziate e mai finite. Lettere mai mandate.

Ed invece inviare altro tipo di lettere: quelle studiate, quelle costruite, quelle perfette nella loro forma e nel loro “distacco” architettato.

Far finta di essere sicuri, di avere tutto sotto controllo, quando di controllo non c’è manco l’ombra.

Dire “hey, I will survive”, mentre a sopravvivere è solo il tuo corpo.

Io facevo la liberal… “Puoi fare tutto quello che vuoi; per quello che mi riguarda non starò di certo a controllarti,” dicevo, ma è bastato un tg per sentirmi messa da parte, esclusa. E’ bastata una sola notizia perché tutta la sicurezza, il distacco, il controllo crollasse come un castello di sabbia colpito da una forte onda…

E si, lí ho capito che amavo più di quello che mi potevo permettere, più di quello che avrei voluto…  

Ma tutto questo nella lettera non l’ho messo…

 

 

 

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De ce nu mai raspund la provocari?

noiembrie 25, 2008 at 10:10 am (Uncategorized)

 

A existat o perioada din viata mea cand credeam ca poti avea un dialog cu oricine, cand eram convinsa ca avea un sens sa te cobori la nivelul oricarui individ pentru a-i explica, a-i demonstra sau pur si simplu pentru a-i enunta un punct de vedere, o idee, un principiu.

“Nu suntem animale”, afirmam la vremea respectiva, “si daca tot ne-a dat Dumnezeu darul vorbirii, sa-l folosim pentru a ne face intelesi.”

Uitasem insa, si recent mi-am dat seama, ca oricat ai putea sa incerci sa te cobori la nivelul unora, nu vei reusi sa te faci inteles. Pentru ca in timp ce tu articulezi fraze cu un inteles logic si cu o anumita coerenta, partenerul tau de dialog se intampla sa “behaie”. Este evident ca eleganta ta verbala se loveste de respectivul partener de “discutie” ca nuca in perete.  

Si tot uneori se mai intampla ca, cei 2 neuroni din capul respectivului biped dotat cu intelepciunea unui patruped sa faca sinapse. Doamne fereste!!! Se scurt-circuiteaza tot. Si daca se intampla ca respectivul “biped” sa mai gaseasca un altul la fel de inteligent ca el, care sa-i permita sa publice rezultatul acestor “sinapse”, atunci sa te tii. Intra imediat intr-un delir al omnipotentei si incepe sa tot dea cu “metafore” schelalaitoare, convins fiind (el si alti 10 aplaudaci de aceeasi teapa cu el) ca limbajul (pardon, behaitul) lui are eleganta unui articol de Eminescu.

“Omul este o trestie cugetatoare” spunea Pascal si eu l-am crezut pana mai de curand. Se vede ca la vremea cand a formulat acest postulat nu existau astfel de exemplare sau poate el nu daduse nas in nas (tasta in tasta) cu ele. Sau poate am inteles eu prost, crezand ca un biped cu ADN si infatisare umana poate fi definit OM. 

In fine, de cand am intalnit astfel de mamiferi, mi-am schimbat punctul de vedere: si in loc sa-mi consum energii si timp (molipsindu-ma cateodata de perlele lor de “intelepciune”) raspunzand la behaielile lor, am decis sa-i ignor.

E modul meu de a-mi arata dispretul visceral fata de ei si fata de cei care ii sustin (cine se aseamana, de altfel, se aduna). Si daca ei nu pot trai fara sa vorbeasca (un mod de a spune) despre mine, atunci poate cautarea asta disperata a oricarei virgule sau greseli ortografice ii va ajuta sa invete diferenta intre limbaj si sunete emise la intamplare.

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Sempre sull’amore

noiembrie 18, 2008 at 2:15 pm (Uncategorized)

 

 

Oggi sono felice.

Non so per quale motivo, ma lo sono.

Qualche giorno fa avevo messo un articolo su questo blog in cui esprimevo tutte le mie delusioni, più passate che presenti.

Mi hanno scritto in tanti e vorrei anche ringraziarli a tutti quanti perché hanno preso spunto da questa riflessione per mandarmi tanti messaggi carini. Tanti tranne la persona di cui parlavo.

Questo mi ha fatto vedere le cose da un’altra prospettiva.

Mi ha fatto capire che valgo tanto nei loro occhi, che mi considerano una persona speciale.

E questo è bello.

E’ bello soprattutto scoprire che dietro alle schermate di facebook ci sono delle persone, che l’internet nasconde non solo rosiconi e frustrati, ma nasconde soprattutto persone.

Persone con un grande cuore che nel leggerti trovano il tempo ed il desiderio di incoraggiarti, di dirti che “guarda,  che chi non ti ama non ti merita”. Persone che trovano il tempo e che hanno la voglia di soccorrere l’altro.

Che dire, sono contenta di aver trovato queste persone.

Ed oggi a Roma c’era un sole splendente, quasi a significare un nuovo inizio, una nuova stagione: la stagione dell’amore.

Ed oggi sono innamorata… Innamorata della vita, innamorata e punto…

E sento di nuovo d’aver preso il Vecchietto per una gamba (espressione romena: aver preso Dio per una gamba sta a significare che sei nel settimo cielo)… e sento che il Vecchietto mi ha dato un’altra chance. Sì, una nuova chance per essere davvero felice.

E mi sento di nuovo VIVA.

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Moderate considerazioni sull’amore

noiembrie 16, 2008 at 4:48 pm (Uncategorized)

 

Io sull’amore non ci ho mai capito nulla. Non che ci fosse qualcosa da capire, ma così per sfizio.

Dicevo, per l’appunto che non ho mai capito nulla. Non ho capito nemmeno come non trasformarlo in odio. Come evitare di mandare lettere come se fosse grandine. Che scende dal cielo sperando che colpisca e faccia male. Come una maledizione. Come un fulmine che viene giù a distruggere e bruciare. Lettere ed sms, a misurare parole e metafore, per cercare di comunicare, di ferire, di trasmettere quello che si ha dentro come quando si va alla Guerra. Ogni documento di word fatto di  rabbia e disperazione, è la frustrata monotonia di una consapevolezza, quella della sconfitta. Almeno le parole servissero a qualcosa, almeno quelle. Le scegli, con cura, come nei giorni di saldi. E le migliori avranno il loro effetto. Come un maglione di Lacoste su un pantalone Armani.

Ti metti poi a cancellare il marchio infame, nel cuore ci provi, nel cellulare è più facile, fai click, click e click e tutto scompare per sempre. Cancelli offese, insinuazioni dal basso, fallimenti vissuti e rimproverati altrui. Cancelli tutto quello che hai sempre sperato che l’altro non fosse,  la sua doppiezza, la sua ipocrisia, la sua costante voglia di consumare il tempo delle favole come si consuma un cero.

Sì, perché è triste scoprire che per l’uomo che te amavi più di te stessa eri semplicemente una merce a basso costo, una poco di buono, bella da usare senza impegno preferibilmente su un piatto d’argento a casa. La strada più comoda per il  testosterone, il disimpegno di un istinto, il sereno finto di un cielo cupo e triste.

Perché l’amore che viene millantato, oltretutto sincero, a volte non è altro che un accomodamento fatto a suo favore, ovvero una marchetta a senso unico.

I sensi unici  sono quelle strade che prendi con la consapevolezza che sei solo, che non c’è un altro senso, che non c’è la mezzeria a dividere il cammino, che non c’è insomma altro cammino che il tuo. Avrai forse qualcuno davanti, o qualcuno di dietro, ma mai qualcuno accanto.

Ebbene, a volte te ne accorgi che il suo voler bene non è altro che questo: un farti andare solitaria per una strada, acceleratore al minion, frizione, freno.

Ed è doloroso quando lo capisci, perché succede sempre quando è troppo tardi.. È doloroso che devi  attraversare un sacco di tappe per capirlo. Ma la cosa peggiore è rendersi conto di aver dato un volto sbagliato al proprio ideale. Capita di confondere visi e voci, capitano queste maledette gallerie di speranze che ti sfilano come in una passerella di Dolce&Gabbana, capitano questi sentimenti che sono senza volto e senza corpo, e che tu vuoi mettere dentro qualcosa, la prima cosa che passa di lì, fosse anche un vaso, un dannato vaso di terracotta senza fronzoli, senza colori ed anche senza fiori. Una cosa che sia contenitore dei tuoi contenuti, che sia caldo, che sia carezza, che sia bacio, che sia conforto. Che sia tutto ciò che lui non è.

Capire che le frasi d’amore recitate da un romanzo di basso spessore sono  vuote di contenuti. Le parole hanno tutte un significato. Quelle dette. Quelle che uno non dice persino di più.

Eppure certe cose, che emozionerebbero pure un gamberetto prima di finire in un piattone di paranza, nel recitarle nemmeno lo toccano.

Perché in questi casi il lui di turno sa solo recitare un ruolo che non è suo,che  non appartiene alle sue corde ed alle sue reali possibilità. E anche quando modifica l’apparenza  l’altra parte di lui  non avrà mai il coraggio e la dignità di ammetterlo. Perchè dovrebbe ammettere che sei una persona, pure migliore di lui.

E tu ti metti lì, cercando di raccogliere pezzi del tuo cuore, sperando che almeno in una di esse ci sia rimasto un sospiro di vita, un briciolo si umanità, di voglia di ricominciare.

Ma dicevo… Io sull’amore non ci ho mai capito nulla.

Non ho capito nemmeno come si fa a rimanere se stessi, come non inquinare, come non avvelenare la propria anima col veleno degli altri.

Come continuare a fidarsi, come continuare a voler amare, come continuare a sognare, non l’ho mai capito. Come non so quando è troppo, quando dovrei fermarmi, quando si ama troppo.

Come se qualcuno potesse misurare questo sentimento. Come se qualcuno avesse una bilancia ed un punto di riferimento, tipo 100 battiti al minuto per lui, non uno in più. Perché 101 significa già troppo.

Ma poi ci sono questi psicologi che, dicono loro, ti possono indicare quando è troppo.

Ma, Signori Miei, io voglio essere amata troppo e voglio amare troppo.

Perché poi se dai retta a loro, ti scordi Shakespeare, ti scordi Dante, ti scordi Eminescu.

Perché questi amavano troppo.

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Povesti de duminica

noiembrie 16, 2008 at 1:03 pm (Uncategorized)

Cand am creat acest blog, mi-am dorit sa fie un recipient al continuturilor interioare. Mi-am dorit sa pun pe acest blog ceea ce simt, ceea ce ma face in primul rand femeie.

Sa fii o buna profesionista nu e acelasi lucru cu a fi femeie. Profesionistii sunt figuri aproape asexuate, androgene pentru ca la locul de munca nimeni nu e interesant de profunzimea sufletului tau si cu atat mai putin de profunzimea sentimentelor tale. Cum nu sunt interesati nici daca esti capabil sau nu sa simti. Si e si normal. Nu te-au angajat pentru cat de sensibil si “simtitor” esti tu.

Deci sa vorbim despre ceea ce nu se vede, sa vorbim despre sentimente. Desigur mi-am ales o tema dificila, despre care stiu foarte putin. Dar, hey, doar nu-mi dau examenul de licenta in sentimente.

Odata eram cu un prieten de-al meu care ma invitase la o prezentare de moda semnata Valentino.
Prezentatoarea era o diva a spectatolului destul de cunoscuta si foarte frumoasa. In plus purta o rochie a faimoasei case de moda care i se aseza perfect. Am inividiat-o, in sensul bun al cuvantului (adica sa ne intelegem, o invidiam pentru cei 175 cm ai ei, fata de 158 ai mei, dar nu i-as fi rupt picioarele pentru asta, cum mai procedeaza unii pe care noi ii cunoastem foarte bine). Prietenul meu o cunostea foarte bine, dar nu stiam de fapt cat de bine.

Ea s-a apropiat si ne-a salutat, gest din punctul meu de vedere normal in ocazia respectiva. Insa m-a frapat privirea. Obrajii i se inrosisera chiar si sub fondul de ten, chiar si sub pudra, in mod destul de evident. Incerca sa arate ca e sigura pe ea, imbracand masca nonsalantei, dar in ochi se precepea o lumina total diferita. A inceput sa vorbeasca intr-un ritm accelerat, punand cuvinte la intamplare, ceea ce demonstra ca ii pasa foarte putin de ceea ce comunica. Pentru ca mesajul real, mesajul pe care vroia sa-l transmita era scris in ochi, in acea pupila dilatata. Poate si din cauza modului ambiguu in care am fost prezentate.

Prezentare a fost ok si nu voi intra in amanunte. Valentino e Valentino si astfel de prezentari sunt mereu un orgasm vizual.

Insa mi-a ramas mesajul din privirea ei: “Eu inca te iubesc!”. 
La intoarcere i-am spus prietenului meu: “Foarte frumoasa fosta ta iubita. Inca e indragostita de tine”. Iar el imi raspunde: “Dar cum de ti-ai dat seama?”

Am tacut. De fapt as fi vrut sa-i spun: “Imbecile, toata sala a inteles asta. Mai putin tu”.

Povestea de mai sus incearca sa demonstreze cat de orbi suntem la tot ceea ce se intampla in jurul nostru. Cat de prinsi de propriile ambitii si interese personale, cat de legati de propriile noastre suferinte si cat de putina importanta dam “chinurilor” celorlalti.

Povestea de mai sus – pentru a invata sa privim cu adevarat in ochii celorlalti.

Purtăm fiecare o dragoste-n noi

de Silva Kaputikian

Purtăm fiecare o dragoste-n noi,
Dar eu pentru tine şi tu pentru alta
Şi focul ne mistuie surd pe-amândoi:
eu ard pentru tine, tu arzi pentru alta.

Aştepţi un cuvânt, aştept un cuvînt,
Dar eu de la tine, şi tu de la alta.
Obrazul îţi văd şi în vis delirând,
Dar tu în visare o vezi doar pe alta.

Şi ce ne rămâne să facem când nici
Ursita nu ştie decât să dezbine?
De ce i-ar fi milă? Trăim, doar iubind,
Deşi tu pe alta, eu, totuşi, pe tine.

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I rischi del giornalismo…

noiembrie 15, 2008 at 9:03 pm (Uncategorized)

 

A volte come giornalista hai la tendenza di indagare e di far presente alcune realtà scomode per alcuni.

Tempo fa avevo iniziato un’indagine su alcune associazioni non-profit (od almeno cosi dovevano essere). Ebbene, subito dopo sono stata ricoperta di insulti, post sui forum uno più offensivo dell’altro.

Ultimamente, da quando uno dei video è diventato pubblico, si è passato a minacce ( ne ricevo all’incirca una al giorno) e di nuovo a riempire i forum/blog con insulti gratuiti.

La più simpatica minaccia che ho ricevuto, non più tardi di ieri sera, è stata: “ farò vedere a tutto il mondo la razza di mign–a che sei”. Dico la più simpatica, perché le altre mi promettevano gole tagliate, gambe rotte etc.  

Adesso mi sto chiedendo se l’autore non è quello che ha messo sul suo blog una marea di scemenze che, secondo lui, dovrebbero smascherarmi.

Non so se mettermi a ridere oppure prenderli sul serio. Manco, manco avessi indagato su Cosa Nostra.

Mah… questo non fa altro che darmi un ulteriore voglia di continuare ad indagare.

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Sogni…

noiembrie 14, 2008 at 10:55 pm (Uncategorized)

Adorabile cavaliere,

Non ti conosco affatto eppure la tua voce, i tuoi modi… così come di altri tempi…la tua voce che mi avvolge in un mirabile volare…

Tu che ti sei accaparrato con una parola i sogni di una “principessa” così fragile, così bambina e così donna…

Mi chiedo come suonerebbe un “ti amo”, sospirato tra profumi di rosa…

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Sui castori e altri rosiconi

noiembrie 10, 2008 at 1:28 pm (Uncategorized)

Ripropongo un articolo scritto qualche mese fa. Anche perchè in questi giorni i stessi sono usciti di nuovo allo scoperto.

«L’invidioso non muore mai una volta sola, ma tante volte quanto l’invidiato vive salutato dal plauso della gente» (Baltasar Gracián, Oracolo manuale e arte di prudenza.).

 

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in questo articolo su di un sito: «Strano peccato l’Invidia, perché, tra tutti, pare essere l’unico che non concede nulla in cambio del suo annidarsi insidioso dentro una vita. A differenza della gola (che gratifica con i sapori), dell’avarizia (che s’appaga illusoriamente con l’ebbrezza del possesso), dell’ira (che si sfoga con la vertigine della violenza) per non dire della lussuria o di altri peccati, l’Invidia non accorda niente di desiderabile, di piacevole, di attraente. L’Invidia – dice un altro proverbio – rode se stessa. L’invidioso soffre, ogni volta che qualcun altro, di solito a lui vicino o simile, coglie un momento di fortuna, incontra la fortuna o strappa alla vita un attimo di felicità. È come se fosse convinto che la felicità, al mondo, è disponibile in quantità fissa e misurabile e che dunque, se ne finisce troppa, o anche in moderata quantità, nelle mani altrui, lui ne possa essere leso, forse privato del tutto. L’invidia è parola che ha a che fare col vedere: deriva da in-videre. Letteralmente vuol dire guardare con malanimo, con occhio bieco, con spirito che offusca la realtà. Saranno i protagonisti della nostra contemporaneità a raccontare e a riflettere sui molti aspetti dell’invidia, per mostrarne gli aspetti peculiari di questo tempo: l’invidia tra territori e quella tra persone, ad esempio tra i divi dello spettacolo e dello sport, tra le grandi penne del giornalismo e della letteratura. Inevitabile contrapposizione alla riflessione sull’invidia sarà l’individuarne gli antidoti: ci si interrogherà dunque sull’ammirazione per chi vince ed è più capace, sul riconoscimento delle eccellenze, sulla stima per chi dimostra valore, sulla partecipazione alle sfide altrui.” Si sa, come dicevo qualche giorno fa, Internet è bello anche perché riesci a trovare di tutto, ti puoi informare su tutto, ma ti puoi imbattere anche nei castori moderni, sì quelli moderni, i “rosiconi” (dall’espressione che stai rosicando come un castoro), che sono quelli che non puoi più immaginarteli con il proprio fegato in mano perché hanno superato da un pezzo questa tappa e siccome il fegato è troppo morbido e non da soddisfazioni, ma nel frattempo i denti si sono un po’ affilati, passano a cose più dure, come i castori con il legno per l’appunto. Si riconoscono perché di solito tentano di screditare chiunque sia più bravo di loro, sul principio del far morire anche la capra del vicino. A differenza di quelli “col proprio fegato in mano” che coltivano solo dentro il loro piccolo orticello di invidia, questi spruzzano veleno da tutte le parti. Spesso, sono ovviamente dei perfetti cretini perché sprecano un sacco di energia per far del male agli altri, anziché fare qualcosa di costruttivo per se stessi. L’invidia costruttiva, io la rispetto, anche perché è la chiave del progresso, che funziona un po’ così: guarda cosa ha tizio? Allora devo capire come fa, cosi che ce l’ho anch’io. Ma questo tipo di invidia costruttiva è, di solito, abbinata all’intelligenza e questi non superanno lo stato di “col fegato in mano”. Se succede è perché non sono riusciti a raggiungere l’obiettivo e qui mi viene in mente un altro proverbio: “L’odio nasce in essenza dall’impotenza.” I “castori moderni” sono quelli che ti vengono ad una tua manifestazione, della quale non gliene frega niente, solo per trovare un angolo vuoto della sala, fotografarlo e poi mettere la fotografia con il loro giudizio “da esperti” (anche se non hanno ovviamente nessuna esperienza al riguardo) su qualche forum/blog. Oppure dicono che la meta dei partecipanti erano i membri della tua associazione (grazie, mi incazzerei come una bestia del contrario). Poi ti criticano perché avevi la giacca blu anziché verde (tanto se te la mettevi verde, ti avrebbero criticato perché non era blu), perché il muro della sala aveva dipinti, perchè non è venuto Berlusconi (ma anche se veniva, volevano Bush oppure il Papa, persino una manifestazione Divina), perché…varie ed eventuali. Tanto hanno un’immaginazione ridotta ai minimi termini. Se poi metti una foto sul giornale, sono capaci di studiarla per giorni e giorni con la lente d’ingrandimento, forse, forse, magari, chissà, avevi una macchia sul vestito. L’ultimo mio editoriale aveva fatto bollire di rabbia un po’ di gente, cosa che “rivendico con orgoglio” per dirla alla Santanchè ed alcuni forumisti, dopo aver mandato delle lettere a ParvapoliS (che una alla fine l’ha pure pubblicata – la più intelligente… pensate cosa erano le altre), al Governo, al Parlamento, al Papà, alla NASA, al FBI, alla CIA, a Putin chiedendo la mia testa e vedendo invece che mi hanno fatto un favore, persino pubblicità (e così forse mi ha letto pure Putin) sono passati dalla legna al ferro. Hanno pure aperto all’incirca una decina di blog per parlare male di Me. Cavolo, a saperlo li facevo incazzare prima. In fondo, la pubblicità positiva o negativa che sia, è sempre pubblicità; purché se ne parli (vedi Fabrizio Corona). E adesso, dopo questo mio tentativo di buttare ulteriore benzina sul fuoco, aspetto di vedere se dopo il ferro, i nostri Castori passeranno all’acciaio.
“L’invidioso non muore mai una volta sola, ma tante volte quanto l’invidiato vive salutato dal plauso della gente” (Gracián, Baltasar – Oracolo manuale e arte di prudenza.).

http://www.parvapolis.it/page.php?id=40599

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