Sui castori e altri rosiconi

noiembrie 10, 2008 at 1:28 pm (Uncategorized)

Ripropongo un articolo scritto qualche mese fa. Anche perchè in questi giorni i stessi sono usciti di nuovo allo scoperto.

«L’invidioso non muore mai una volta sola, ma tante volte quanto l’invidiato vive salutato dal plauso della gente» (Baltasar Gracián, Oracolo manuale e arte di prudenza.).

 

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in questo articolo su di un sito: «Strano peccato l’Invidia, perché, tra tutti, pare essere l’unico che non concede nulla in cambio del suo annidarsi insidioso dentro una vita. A differenza della gola (che gratifica con i sapori), dell’avarizia (che s’appaga illusoriamente con l’ebbrezza del possesso), dell’ira (che si sfoga con la vertigine della violenza) per non dire della lussuria o di altri peccati, l’Invidia non accorda niente di desiderabile, di piacevole, di attraente. L’Invidia – dice un altro proverbio – rode se stessa. L’invidioso soffre, ogni volta che qualcun altro, di solito a lui vicino o simile, coglie un momento di fortuna, incontra la fortuna o strappa alla vita un attimo di felicità. È come se fosse convinto che la felicità, al mondo, è disponibile in quantità fissa e misurabile e che dunque, se ne finisce troppa, o anche in moderata quantità, nelle mani altrui, lui ne possa essere leso, forse privato del tutto. L’invidia è parola che ha a che fare col vedere: deriva da in-videre. Letteralmente vuol dire guardare con malanimo, con occhio bieco, con spirito che offusca la realtà. Saranno i protagonisti della nostra contemporaneità a raccontare e a riflettere sui molti aspetti dell’invidia, per mostrarne gli aspetti peculiari di questo tempo: l’invidia tra territori e quella tra persone, ad esempio tra i divi dello spettacolo e dello sport, tra le grandi penne del giornalismo e della letteratura. Inevitabile contrapposizione alla riflessione sull’invidia sarà l’individuarne gli antidoti: ci si interrogherà dunque sull’ammirazione per chi vince ed è più capace, sul riconoscimento delle eccellenze, sulla stima per chi dimostra valore, sulla partecipazione alle sfide altrui.” Si sa, come dicevo qualche giorno fa, Internet è bello anche perché riesci a trovare di tutto, ti puoi informare su tutto, ma ti puoi imbattere anche nei castori moderni, sì quelli moderni, i “rosiconi” (dall’espressione che stai rosicando come un castoro), che sono quelli che non puoi più immaginarteli con il proprio fegato in mano perché hanno superato da un pezzo questa tappa e siccome il fegato è troppo morbido e non da soddisfazioni, ma nel frattempo i denti si sono un po’ affilati, passano a cose più dure, come i castori con il legno per l’appunto. Si riconoscono perché di solito tentano di screditare chiunque sia più bravo di loro, sul principio del far morire anche la capra del vicino. A differenza di quelli “col proprio fegato in mano” che coltivano solo dentro il loro piccolo orticello di invidia, questi spruzzano veleno da tutte le parti. Spesso, sono ovviamente dei perfetti cretini perché sprecano un sacco di energia per far del male agli altri, anziché fare qualcosa di costruttivo per se stessi. L’invidia costruttiva, io la rispetto, anche perché è la chiave del progresso, che funziona un po’ così: guarda cosa ha tizio? Allora devo capire come fa, cosi che ce l’ho anch’io. Ma questo tipo di invidia costruttiva è, di solito, abbinata all’intelligenza e questi non superanno lo stato di “col fegato in mano”. Se succede è perché non sono riusciti a raggiungere l’obiettivo e qui mi viene in mente un altro proverbio: “L’odio nasce in essenza dall’impotenza.” I “castori moderni” sono quelli che ti vengono ad una tua manifestazione, della quale non gliene frega niente, solo per trovare un angolo vuoto della sala, fotografarlo e poi mettere la fotografia con il loro giudizio “da esperti” (anche se non hanno ovviamente nessuna esperienza al riguardo) su qualche forum/blog. Oppure dicono che la meta dei partecipanti erano i membri della tua associazione (grazie, mi incazzerei come una bestia del contrario). Poi ti criticano perché avevi la giacca blu anziché verde (tanto se te la mettevi verde, ti avrebbero criticato perché non era blu), perché il muro della sala aveva dipinti, perchè non è venuto Berlusconi (ma anche se veniva, volevano Bush oppure il Papa, persino una manifestazione Divina), perché…varie ed eventuali. Tanto hanno un’immaginazione ridotta ai minimi termini. Se poi metti una foto sul giornale, sono capaci di studiarla per giorni e giorni con la lente d’ingrandimento, forse, forse, magari, chissà, avevi una macchia sul vestito. L’ultimo mio editoriale aveva fatto bollire di rabbia un po’ di gente, cosa che “rivendico con orgoglio” per dirla alla Santanchè ed alcuni forumisti, dopo aver mandato delle lettere a ParvapoliS (che una alla fine l’ha pure pubblicata – la più intelligente… pensate cosa erano le altre), al Governo, al Parlamento, al Papà, alla NASA, al FBI, alla CIA, a Putin chiedendo la mia testa e vedendo invece che mi hanno fatto un favore, persino pubblicità (e così forse mi ha letto pure Putin) sono passati dalla legna al ferro. Hanno pure aperto all’incirca una decina di blog per parlare male di Me. Cavolo, a saperlo li facevo incazzare prima. In fondo, la pubblicità positiva o negativa che sia, è sempre pubblicità; purché se ne parli (vedi Fabrizio Corona). E adesso, dopo questo mio tentativo di buttare ulteriore benzina sul fuoco, aspetto di vedere se dopo il ferro, i nostri Castori passeranno all’acciaio.
“L’invidioso non muore mai una volta sola, ma tante volte quanto l’invidiato vive salutato dal plauso della gente” (Gracián, Baltasar – Oracolo manuale e arte di prudenza.).

http://www.parvapolis.it/page.php?id=40599

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Nostalgia

noiembrie 10, 2008 at 12:34 am (Uncategorized)

 

 

E’ finita… Un’altra pagina del destino chiusa, forse per sempre. Non so dire se è meglio o peggio cosi. So solo dire che è chiusa.

C’è un po’ di dispiacere, un sapore persino un po’ amaro, un po’ per abitudine, un po’ per una fede abbracciata. Come quando abbracci una fede religiosa, e poi scopri che il tu Dio non è esattamente un Dio. Che anzi, è più umano e più debole di te.

E poi, quando succede cosi, quando il velo si è tolto, quando non ci sono più maschere, quando non c’è più l’idealizzazione di un concetto, di una persona, beh ti rimane un vuoto, una delusione infinita. Ma poi tutto sommato di quella idea, di quel pensiero, di quel volto, di quell’immagine che tu hai dato al tuo ideale (anche se pura convinzione, anche se puro inganno) alla fine ti sei anche affezionata.

Dove sono le rose? Dove sono gli incensi? Dov’è il profumo di muschio?

Ma io l’amore non lo capisco e oggi lo voglio sotterrare. Sì, chiudiamola qua, lasciamo perdere le tempeste d’emozioni passate, le scosse, i fulmini, le grandini i vortici. Ma certo, che scema, i vortici di emozioni di cui non ti sembra più poter uscirne, il logorarsi dei nervi quando lui non c’è, quando il cellulare non squilla annunciando un sms, e poi le distanze. Le stesse distanze che ci sono tra l’inferno ed il paradiso, e le parole. Quando basta una parola per arrivare vicino al Sole, e poi, certo, sempre una parola basta per affondare nell’abisso più profondo, ma senza paracaduta, senza uno straccio di piumino che rallenti il colpo.

Ma vuoi mettere la nostalgia per tutte queste cose, quando smetti di sentirle?

Quando le canzoni sono tutte uguali, quando i versi non gli senti nemmeno più, quando i film d’amore sono solo dei film, quando quella Piazza diventa uguale a tutte le altre…

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