Moderate considerazioni sull’amore
Io sull’amore non ci ho mai capito nulla. Non che ci fosse qualcosa da capire, ma così per sfizio.
Dicevo, per l’appunto che non ho mai capito nulla. Non ho capito nemmeno come non trasformarlo in odio. Come evitare di mandare lettere come se fosse grandine. Che scende dal cielo sperando che colpisca e faccia male. Come una maledizione. Come un fulmine che viene giù a distruggere e bruciare. Lettere ed sms, a misurare parole e metafore, per cercare di comunicare, di ferire, di trasmettere quello che si ha dentro come quando si va alla Guerra. Ogni documento di word fatto di rabbia e disperazione, è la frustrata monotonia di una consapevolezza, quella della sconfitta. Almeno le parole servissero a qualcosa, almeno quelle. Le scegli, con cura, come nei giorni di saldi. E le migliori avranno il loro effetto. Come un maglione di Lacoste su un pantalone Armani.
Ti metti poi a cancellare il marchio infame, nel cuore ci provi, nel cellulare è più facile, fai click, click e click e tutto scompare per sempre. Cancelli offese, insinuazioni dal basso, fallimenti vissuti e rimproverati altrui. Cancelli tutto quello che hai sempre sperato che l’altro non fosse, la sua doppiezza, la sua ipocrisia, la sua costante voglia di consumare il tempo delle favole come si consuma un cero.
Sì, perché è triste scoprire che per l’uomo che te amavi più di te stessa eri semplicemente una merce a basso costo, una poco di buono, bella da usare senza impegno preferibilmente su un piatto d’argento a casa. La strada più comoda per il testosterone, il disimpegno di un istinto, il sereno finto di un cielo cupo e triste.
Perché l’amore che viene millantato, oltretutto sincero, a volte non è altro che un accomodamento fatto a suo favore, ovvero una marchetta a senso unico.
I sensi unici sono quelle strade che prendi con la consapevolezza che sei solo, che non c’è un altro senso, che non c’è la mezzeria a dividere il cammino, che non c’è insomma altro cammino che il tuo. Avrai forse qualcuno davanti, o qualcuno di dietro, ma mai qualcuno accanto.
Ebbene, a volte te ne accorgi che il suo voler bene non è altro che questo: un farti andare solitaria per una strada, acceleratore al minion, frizione, freno.
Ed è doloroso quando lo capisci, perché succede sempre quando è troppo tardi.. È doloroso che devi attraversare un sacco di tappe per capirlo. Ma la cosa peggiore è rendersi conto di aver dato un volto sbagliato al proprio ideale. Capita di confondere visi e voci, capitano queste maledette gallerie di speranze che ti sfilano come in una passerella di Dolce&Gabbana, capitano questi sentimenti che sono senza volto e senza corpo, e che tu vuoi mettere dentro qualcosa, la prima cosa che passa di lì, fosse anche un vaso, un dannato vaso di terracotta senza fronzoli, senza colori ed anche senza fiori. Una cosa che sia contenitore dei tuoi contenuti, che sia caldo, che sia carezza, che sia bacio, che sia conforto. Che sia tutto ciò che lui non è.
Capire che le frasi d’amore recitate da un romanzo di basso spessore sono vuote di contenuti. Le parole hanno tutte un significato. Quelle dette. Quelle che uno non dice persino di più.
Eppure certe cose, che emozionerebbero pure un gamberetto prima di finire in un piattone di paranza, nel recitarle nemmeno lo toccano.
Perché in questi casi il lui di turno sa solo recitare un ruolo che non è suo,che non appartiene alle sue corde ed alle sue reali possibilità. E anche quando modifica l’apparenza l’altra parte di lui non avrà mai il coraggio e la dignità di ammetterlo. Perchè dovrebbe ammettere che sei una persona, pure migliore di lui.
E tu ti metti lì, cercando di raccogliere pezzi del tuo cuore, sperando che almeno in una di esse ci sia rimasto un sospiro di vita, un briciolo si umanità, di voglia di ricominciare.
Ma dicevo… Io sull’amore non ci ho mai capito nulla.
Non ho capito nemmeno come si fa a rimanere se stessi, come non inquinare, come non avvelenare la propria anima col veleno degli altri.
Come continuare a fidarsi, come continuare a voler amare, come continuare a sognare, non l’ho mai capito. Come non so quando è troppo, quando dovrei fermarmi, quando si ama troppo.
Come se qualcuno potesse misurare questo sentimento. Come se qualcuno avesse una bilancia ed un punto di riferimento, tipo 100 battiti al minuto per lui, non uno in più. Perché 101 significa già troppo.
Ma poi ci sono questi psicologi che, dicono loro, ti possono indicare quando è troppo.
Ma, Signori Miei, io voglio essere amata troppo e voglio amare troppo.
Perché poi se dai retta a loro, ti scordi Shakespeare, ti scordi Dante, ti scordi Eminescu.
Perché questi amavano troppo.
Povesti de duminica
Cand am creat acest blog, mi-am dorit sa fie un recipient al continuturilor interioare. Mi-am dorit sa pun pe acest blog ceea ce simt, ceea ce ma face in primul rand femeie.
Sa fii o buna profesionista nu e acelasi lucru cu a fi femeie. Profesionistii sunt figuri aproape asexuate, androgene pentru ca la locul de munca nimeni nu e interesant de profunzimea sufletului tau si cu atat mai putin de profunzimea sentimentelor tale. Cum nu sunt interesati nici daca esti capabil sau nu sa simti. Si e si normal. Nu te-au angajat pentru cat de sensibil si “simtitor” esti tu.
Deci sa vorbim despre ceea ce nu se vede, sa vorbim despre sentimente. Desigur mi-am ales o tema dificila, despre care stiu foarte putin. Dar, hey, doar nu-mi dau examenul de licenta in sentimente.
Odata eram cu un prieten de-al meu care ma invitase la o prezentare de moda semnata Valentino.
Prezentatoarea era o diva a spectatolului destul de cunoscuta si foarte frumoasa. In plus purta o rochie a faimoasei case de moda care i se aseza perfect. Am inividiat-o, in sensul bun al cuvantului (adica sa ne intelegem, o invidiam pentru cei 175 cm ai ei, fata de 158 ai mei, dar nu i-as fi rupt picioarele pentru asta, cum mai procedeaza unii pe care noi ii cunoastem foarte bine). Prietenul meu o cunostea foarte bine, dar nu stiam de fapt cat de bine.
Ea s-a apropiat si ne-a salutat, gest din punctul meu de vedere normal in ocazia respectiva. Insa m-a frapat privirea. Obrajii i se inrosisera chiar si sub fondul de ten, chiar si sub pudra, in mod destul de evident. Incerca sa arate ca e sigura pe ea, imbracand masca nonsalantei, dar in ochi se precepea o lumina total diferita. A inceput sa vorbeasca intr-un ritm accelerat, punand cuvinte la intamplare, ceea ce demonstra ca ii pasa foarte putin de ceea ce comunica. Pentru ca mesajul real, mesajul pe care vroia sa-l transmita era scris in ochi, in acea pupila dilatata. Poate si din cauza modului ambiguu in care am fost prezentate.
Prezentare a fost ok si nu voi intra in amanunte. Valentino e Valentino si astfel de prezentari sunt mereu un orgasm vizual.
Insa mi-a ramas mesajul din privirea ei: “Eu inca te iubesc!”.
La intoarcere i-am spus prietenului meu: “Foarte frumoasa fosta ta iubita. Inca e indragostita de tine”. Iar el imi raspunde: “Dar cum de ti-ai dat seama?”
Am tacut. De fapt as fi vrut sa-i spun: “Imbecile, toata sala a inteles asta. Mai putin tu”.
Povestea de mai sus incearca sa demonstreze cat de orbi suntem la tot ceea ce se intampla in jurul nostru. Cat de prinsi de propriile ambitii si interese personale, cat de legati de propriile noastre suferinte si cat de putina importanta dam “chinurilor” celorlalti.
Povestea de mai sus – pentru a invata sa privim cu adevarat in ochii celorlalti.
Purtăm fiecare o dragoste-n noi
Dar eu pentru tine şi tu pentru alta
Şi focul ne mistuie surd pe-amândoi:
eu ard pentru tine, tu arzi pentru alta.
Aştepţi un cuvânt, aştept un cuvînt,
Dar eu de la tine, şi tu de la alta.
Obrazul îţi văd şi în vis delirând,
Dar tu în visare o vezi doar pe alta.
Şi ce ne rămâne să facem când nici
Ursita nu ştie decât să dezbine?
De ce i-ar fi milă? Trăim, doar iubind,
Deşi tu pe alta, eu, totuşi, pe tine.
