Ironie dell’amore
Mi sono ritrovata a sentire questa canzone… Una canzone che avevo evitato di sentire… Sempre per colpa dei ricordi…
La prima volta l’ho sentita cinque anni fa, mentre andavo a Venezia… Sullo stesso CD c’era anche Mina, con “Un anno d’amore”.
Si, Venezia… è sempre stato il posto che io associavo all’amore… il posto dove avrei voluto andarci da sposa… tutta vestita di bianco, con accanto a me il principe azzurro… Ed invece sono sempre andata vestita di nero…
Stando, al messaggio di questa canzone, direi che è stata quasi una canzone premonitrice… perché io a Venezia ci sono sempre andata con le persone che stavo per lasciare… tanto che per me è diventato il ”paradiso” dell’addio… Quel ultimo regalo prima di voltare pagina… Ironico, no
Lettere d’amore…
“Le lettere d’amore, / le lettere d’amore, / di un amore invisibile; / le lettere d’amore / che avevo cominciato / magari senza accorgermi; / le lettere d’amore / che avevo immaginato, / ma mi facevan ridere / magari fossi in tempo / per potertele scrivere…” , cantava Roberto Vecchioni… Ed oggi mi viene in mente questa canzone. Non so se sono meteopatica io oppure è il tempo che riprende il mio stato d’animo, ma una cosa è certa: che oggi questo tempo mi fa sognare.
Mi fa ricordare una serata ad Amsterdam con una candela sola. Sí, una sola candela e nessun’altra luce, se non quella della strada. Era molto tardi e fuori nevicava oppure pioveva. Non si capiva molto bene, anche perché sull’asfalto non c’era neve. Ma era magico ed io canticchiavo la canzone di Tiziano Ferro. Quella canzone che parlava proprio di una candela sola.
Non mi ricordo se l’ho fatta apposta ad accendere solo una oppure cosi è capitato. Ma mi ricordo che ero felice.
Ricordi lontani, tante cose non dette per la paura di non essere per l’appunto ridicoli, tanti baci non dati per non sembrare quello o quell’altro. Non lasciarsi andare, perché far vedere quello che si sente, perché raccontare quello che si prova toglie il mistero.
E tante lettere d’amore non scritte. Oppure solo iniziate e mai finite. Lettere mai mandate.
Ed invece inviare altro tipo di lettere: quelle studiate, quelle costruite, quelle perfette nella loro forma e nel loro “distacco” architettato.
Far finta di essere sicuri, di avere tutto sotto controllo, quando di controllo non c’è manco l’ombra.
Dire “hey, I will survive”, mentre a sopravvivere è solo il tuo corpo.
Io facevo la liberal… “Puoi fare tutto quello che vuoi; per quello che mi riguarda non starò di certo a controllarti,” dicevo, ma è bastato un tg per sentirmi messa da parte, esclusa. E’ bastata una sola notizia perché tutta la sicurezza, il distacco, il controllo crollasse come un castello di sabbia colpito da una forte onda…
E si, lí ho capito che amavo più di quello che mi potevo permettere, più di quello che avrei voluto…
Ma tutto questo nella lettera non l’ho messo…
