Charles Baudelaire – “La bellezza”

Sono bella, o mortali, come un sogno di pietra e il mio seno,
cui volta a volta ciascuno s’è scontrato,
è fatto per ispirare al poeta un amore eterno e muto come la materia.
Troneggio nell’azzurro quale Sfinge incompresa,
unisco un cuore di neve alla bianchezza dei cigni,
odio il movimento che scompone le linee e mai piango, mai rido.
I poeti, di fronte alle mie grandi pose,
che ho l’aria di imitare dai più fieri monumenti,
consumeranno i giorni in studi severi, perché,
onde affascinare quei docili amanti,
ho degli specchi puri che fanno più bella ogni cosa:
I miei occhi, questi larghi occhi dalle luci eterne.
26 Dicembre – la morte

Ieri sera è morto il mio cuore… finalmente dopo due anni di agonia lenta, feroce, l’ho sentito spegnersi… troppe ferite, troppe coltellate… ed ieri sera, la coltellata finale… alle spalle, vigliacca… come vigliacco sa essere chi non è in grado di sentire, come vigliacca diventerò anche io…come vigliacco è chi vuole rimuovere le proprie responsabilità…
Ieri ero viva e lo sentivo, davvero viva nel dolore che bruciava la carne ed i nervi… viva ed all’apice della disperazione. Poi il dolore si è spento, piano piano.
E mi sono sentita immune a tutto… Nessuna frase non feriva più, tutto passava di lato. Adesso tutto passa di lato.
E non sono nemmeno in lutto per questo, perché anche il lutto passa attraverso il cuore, che oggi non c’è più.
E non c’e’ nemmeno più l’amaro, la desolazione…
L’inizio e la fine di una vita è sempre segnato dal dolore. Forse cosi è stata la nascita del mio cuore. Forse anche quello mi ha fatto male, ma quello non me lo ricordo, come probabilmente nemmeno questo lo ricorderò ad un certo punto. Forse un giorno mi chiederò come è che è morto il mio cuore? Quando? Cos’è successo?
Ecco perché questo post. Per ricordare. Si, per ricordare che qualche tempo fa nel mio petto c’era un cuore. Per poter dire, quando sarò accusata di essere fredda, spietata, che non sono sempre stata cosi.
Ed oggi finalmente non mi auto-punisco più perché non mi sento nemmeno più in colpa. E’ come se avessi gia sacrificato la parte migliore di me, come se avessi all’improvviso azzerato tutti i conti.
Guerra passata, addio lacrime…
E non c’è più manco la rabbia, la frustrazione, il desiderio di vendetta… Non voglio né bene né male… Semplicemente non voglio… Né a me, né agli altri.
Tutto mi è indifferente, tranne il lavoro, la razionalità… la fredda razionalità…
E sono persino contenta. Si, contenta di non soffrire più, di non sentire più quel ferro rovente nel petto. Contenta di non elemosinare più un po’ d’affetto. Non ne ho più bisogno.
Ho sbagliato accanendomi di tenerla in vita. Dovevo lasciarla andare prima. Ma ormai è andata cosi.
Ed oggi nemmeno la notizia che mio nono sta male non mi ha più toccata… ma è comunque un dovere… e devo fingere che mi importa davvero… quando mi importa solo come dovere…
Ed adesso sono esattamente come te… MORTA.
Voglio il mio miracolo di Natale…
Si… esatto…voglio il mio miracolo di Natale… vaffanculo, lo pretendo…
Non ho mica capito come funziona ‘sta cosa… Nei film, soprattutto americani, non si parla d’altro. Persino le Barbie hanno il loro miracolo di Natale.
Ma che so’, più scema io?
So’ tre anni che chiedo una cosa, una sola maledetta cosa. Che poi, è una cosa semplice semplice, mica chi sa che miracolo complicato che coinvolge trecento angeli, quattro cento santi. No, basterebbe uno schiocco di dita. Invece, nulla… manco quest’anno.
Vabbè, il prossimo anno chiederò un bel 6 al SuperEnalotto. E io ‘sto Babbo Natale se lo becco lo faccio nero. L’ho avvertito. L’anno prossimo, il milione di Euro.
Direte che ancora non è Natale, e che i miracoli di fatto succedono la notte di Natale.
Eh, certo, come no?
Vi spiego il perché domani non succederà un bel niente:
a) mettiamo che il miracolo avesse qualcosa a che vedere con i soldi (piccole somme ovviamente) – ma ‘ndo sta una banca aperta la notte di Natale?
b) mettiamo che il miracolo sarebbe passare il Natale con la persona che ami, che magari è appena andato oltre Oceano – adesso visto quanto dura il viaggio, ammesso che trovi il biglietto (già questo è un mezzo miracolo), poi se trovi pure il biglietto con l’Alitalia (li ti serve il miracolo col botto – fai prima a vincere al SuperEnalotto, via)
c) mettiamo che il “miracolo”, che poi tanto miracolo non sarebbe, fosse non lavorare di Natale ed il capo ti ha appena avvisato che avrai un programma strapieno tutto il Natale – il miracolo sarebbe saltare per aria il tuo posto di lavoro, ma non ti conviene mica con questa crisi economica.
d) mettiamo che il miracolo fosse pace e convivenza in armonia – si, con dei razzisti sfigati che scrivono messaggi anti-romeni. Mica possono fare una lobotomia a tutti durante la notte di Natale – sai che lavoraccio?
Insomma non c’è speranza!!!
Ehi, ma l’unica cosa che conta è l’amore ed il voler bene degli altri… Siiiiiii, come no?
Intanto ‘sto amore qualcuno lo dovrebbe avere.
E poi, scusate, ma l’affitto, le bollette ce le pagano gli altri? No, perché c’è anche il rischio che stiano messi peggio di noi. Qualcuno direbbe: vedi, c’è gente che sta peggio di te. Ecco appunto, cosi mi devo sentire pure bene delle disgrazie altrui?
Persino l’albero di Natale quest’anno mi è uscito male - è una schifezza pazzesca. Mi viene la voglia di buttarlo giù dal quarto piano, ma col mio culo, proprio in quel momento passa la sorella di Arone Piperno che ho come vicina e gli casca dritto in testa a lei.
Ma no, già che abbiamo capito che sarà un Natale di merda, proviamo a non fare altri danni.
Ehi, però, Buon Natale a tutti e se quel obeso di Babbo Natale passa da voi, mandatelo anche da me,
P.S. Prendetevi prima i regali. Non garantisco sull’incolumità del suddetto grassone.
Je vous aime? Je ne sai pas…
Et si ce rêve n’est pas que seulement un rêve? Et si ce sourire n’est pas qu’une apparence?
Et aujourd’hui je me sens perdu derrière une explosion de lumière que jamais est existé. Il s’agit en fait seulement des paroles.
Sonetto XVII ~ Pablo Neruda ~
Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.
T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
Nu eşti tu…
de Veronica Micle
Nu eşti tu acela care mi-ai dat inimei mâhnire;
Nu te măguli cu gândul că te-am plâns sau te-am iubit,
Ai fost numai întruparea unei clipe ce`n neştire
Mişcă sufletul şi-l leagă de un dor nemărginit.
Şi dacă a fost durere şi dacă mai sufăr încă,
Nu eşti tu a lor pricină, nu eşti tu cel vinovat,
E de vină al meu suflet, e simţirea mea adâncă
Căci a mea este iubirea tu eşti clipa ce-a zburat.
Lentamente muore
Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
(P. Neruda)
