Amor, ch’a nullo amato…
È chiaro: sono meteopatica. Non ci sono dubbi. Ed è per questo che oggi ascolto canzoni di questo tipo. Però stiamo facendo progressi, già che non sono triste.
Ma mi sorgono delle domande. Dicono che l’amore perdona tutto. Sono bellissime quelle terzine di Dante, direi “divine”. E poi la spiegazione che ne dà Benigni. Eccezionale.
“Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense”.
Queste parole da lor ci fuor porte.
Certo, stiamo parlando di un’altra epoca, di un’epoca nella quale la figura della Donna, l’oggetto dell’amore, diventava “divina”. Un amore che prescindeva dalle pulsioni, dagli istinti. L’amore allo stato più sublime, quello platonico.
E persino le passioni carnali, come in questi versi, vengono in qualche modo riscattate per la loro pervicacia. Un amore che continua persino nell’Inferno oppure nonostante l’Inferno. La passione che trascina nel peccato, ma un sublime peccato che non crea pentimento.
Sono il paradosso allo stato puro. Perché l’amore che è l’essenza divina presente in ognuno di noi diventa, a causa dei contesti sociali, una via di perdizione, una via demoniaca.
Un amore cosi oggigiorno non c’è più, nonostante i contesti sociali non influiscano più in maniera cosi forte. Non conosciamo cosa ci sia dopo la morte, ma di certo un cosiddetto tradimento non ha più quelle valenze sociali nel contesto attuale.
E forse è proprio questo che toglie all’amore i suoi pregi, la sua divinità. In fondo oggi è tutto a portata di mano. Non c’è più la percezione del sacrificio per amore. Non se ne fanno più.
L’abbandonarsi alle passioni non ha più quelle lotte interne tra il cuore e la ragione, tra sentimento e coscienza.
Oggi, finito un rapporto, si scrolla tutto e si va avanti verso il prossimo tentando di eliminare ogni traccia. Forse all’epoca continuava a rimanere nel cuore, magari tatuato per sempre.
Di questi tempi una frase come questa, “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”, non ha più senso. Perché l’amore non perdona più nulla, ma esige sempre di più.
Sarà un bene, sarà un male, non saprei dirlo.
Forse stiamo perdendo la nostra essenza divina, ma sempre forse, evitiamo anche l’Inferno terreno o non.
