Voce del verbo “attendere”
Oggi…
… sta crollando tutto a pezzi.
E non sai cosa fare, come fermare questo vortice che si sta risucchiando tutto.
Ed allora ti prendi un libro che ti dice di attendere, che anche questo momento passerà, così come sono passati anche i momenti felici. E mentre lo leggi ti sembra di intravedere una luce di speranza, necessaria. Poi ti dici che forse hai saltato troppo le tappe, che forse hai spinto troppo, che forse era il caso di attendere. Attendere, quella parola che uno odia, perché attendere significa perdere tempo, significa non vivere. E nell’attesa, uno che dovrebbe fare? Questo non te lo dice nessuno.
Perché poi in qualche modo hai dovuto sempre attendere. Attendere il tuo compleanno od il Natale per quel particolare giocattolo, quello lì in fondo sullo scaffale che ti piaceva tanto, che magari fino al Natale è stato già venduto ad un altro. Attendere il maggiorato per prendere la patente, anche se sai già guidare, ma non lo puoi fare finche non fai 18 anni e tu stai lì a rosicare come un castoro vedendo come i tuoi amici che hanno qualche mese in più di te già vanno in giro con la macchina dei genitori.
Poi quando diventi grande ti tocca ancora attendere. Devi attendere l’assunzione che non è mai immediata ma dopo qualche mese, tempo in cui tu stai già col fegato in mano mozzicandolo a pezzetti. Una volta assunto, devi attendere per una promozione che la vedi dare a tutti, pure quelli assunti dopo di te perché parenti vari del direttore.
In Italia, in particolare, le cose stanno ancora peggio: devi attendere x mesi per portare la richiesta per i documenti di soggiorno, perché la prenotazione non te la danno mai subito. Dopo aver fatto la domanda devi attendere altri y mesi per il rilascio. Per esempio per il permesso di soggiorno io ho dovuto attendere 16 mesi, di cui 13 mesi hanno impiegato solo per stamparlo e per fortuna l’avevo chiesto in regime di urgenza. Ed anche cosi ho dovuto attendere altre 4 ore per trovare la pratica e poi stamparla. Ma che vuoi che siano 4 ore rispetto ai 16 mesi.
Ovviamente questo ha significato poche possibilità di farmi assumere in una posizione consona al mio lavoro, nonché rimanere “imprigionata” in Italia, dalla serie : “no permit of stay, no party”, perché il visto era ormai scaduto.
Ma poi siamo diventati cittadini comunitari per cui le file e le attese non le fai più in questura ma all’anagrafe – questioni di geografia.
Non è ovviamente finita qui: trovi un bando per degli finanziamenti che, come tutti sanno, ha una scadenza e ti serve un semplice, banale preventivo – devi attendere. E cosi lo ricevi quando il bando è già scaduto.
Uno decide di divorziare e di risposarsi – devi attendere la bellezza di un minimo di tre anni per legge ed altri 15 per termini di processo. Insomma, nel frattempo si sposano i figli fatti col convivente (mica marito visto che non te lo sei potuto sposare).
Ed apriti cielo se per pura sfortuna hai bisogno di appellarti ai servizi sanitari. Addio cuore.
Per prenotare una visita specialistica ci puoi arrivare anche a 6 mesi e se devi fare ulteriori accertamenti, considerando che già per una banale ecografia l’appuntamento te lo danno dopo un minimo di 2 mesi, c’è il rischio che per scoprire cos’hai devi attendere all’incirca un anno.
Questo se nel frattempo non se ne aggiungono altre malattie visto che non hai curato manco la prima.
Insomma fai prima ad andare ad un’impresa di pompe funebre perché almeno quelli sulle ordinazioni sono celeri.
Gira che ti rigira qui devi sempre attendere.
Metti il caso che trovi un’offerta per iniziare un’attività ed hai bisogno di un finanziamento. Tu prepari tutto, carte e pratiche, le porti, ti dicono che va tutto bene ma che devono esaminare bene la pratica. Quando finalmente ti dicono di sì, questo nel migliore dei casi, è già scaduta l’offerta ed il tuo bel progetto lo puoi usare come carta straccio. Ma poi il bello è che de ti devono dire di no, non lo fanno mica subito, cosi tu provvedi e vai a cercare altre soluzioni. No. Ti dicono: deve attendere che vediamo bene la pratica. Cosi quando hai finalmente la risposta non puoi più fare niente.
Ed in fine ti tocca attendere anche in amore, dove le cose riescono ad andare peggio di tutte.
Tu devi attendere, avere pazienza con lui perché non è preparato, perché il lavoro sta andando male, perché gli è morto il gatto, perché deve fare il mutuo, perché deve cambiare macchina, perché deve finire l’università anche se è già 10 anni fuori corso.
Devi attendere anche che lui dimentichi le sue ex, persino quelle dell’asilo, che glielo dica alla madre, che poi tipo a 40 anni non si capisce ancora perché deve riferire tutto con massima precisione alla madre, devi attendere le opinioni degli amici, dei parenti e del cane.
Certo ci sono anche le personcine prive di pazienza come me che, a sentire la parola “attendere”, vanno su tutte le furie, urlano tirando tutta la legislazione passata, presente e futura in faccia al funzionario di turno che, come dice anche Brunetta (e credo che sia l’unica cosa su cui io e questo signore siamo d’accordo), è puntualmente un fannullone con una voglia di lavorare tendente a 0 ed una preparazione sul loro lavoro tendente a meno 1.
Il bello è che, scientificamente dimostrato, quando tu gli urli con una legge in mano (anche se è la normativa sui cani) tendono a darti retta. Ovviamente non leggono nemmeno e se tu urli che in base della legge tal dei tali (non importa che non sai manco te la legge tal dei tali cosa prevede, l’importante è fare la faccia sicura e convinta) loro devono darti quel pezzo di carta subito, loro si intimidiscono e chiamano di solito un dirigente che, puntualmente, si dimostra ancora più impreparato di loro.
È anche vero che non funziona sempre, ma a volte sì e vale comunque la pena di provare. Male che vada sfoghi un po’ della tensione nervosa accumulata nell’attendere.
La stessa cosa non è valida in amore dove più urli, più devi attendere. In amore funziona che devi mandarlo a quel paese oppure da un neurochirurgo che gli taglia il cordone ombelicale che, è vero che fisicamente è stato tagliato alla nascita ma, psicologicamente ce l’ha ancora.
Poi una volta fatto questo bisogna attendere che lui si faccia vivo pentito ed innamorato.
Ma dico io: perchè non rimuovere dal vocabolario le parole: “attendere”, “aspettare” ed i loro derivati?
