Un po’ di letteratura

Octombrie 8, 2010 at 4:42 pm (Uncategorized)

Oggi vi voglio proporre un citato di Shakespeare.

Vergogna! Spiana quel tuo brutto e terribile cipiglio e non avventare occhiate di scherno dagli occhi, a ferire il tuo signore, il tuo re e governatore: questo sciupa la tua beltà come una gelata morde i prati, e distrugge il tuo buon nome come un ventaccio che strappa i bel germogli, e non è affatto cosa decente e graziosa. Una donna incollerita è come una fonte intorbidita, fangosa, sconcia, viscida, priva d’ogni bellezza, la quale, così essendo, niuno è, per quanto arso e assetato sia, che si degni di attingervi o di toccarne pur una goccia. Tuo marito è il tuo signore, la tua vita, il tuo custode, il tuo capo, il tuo sovrano: è uno che si prende cura di te e che per mantenerti sottopone il suo corpo a penoso lavoro, sia in mare che in terra, a vegliar la notte fra le tempeste e il giorno in mezzo al gelo, mentre tu riposi in casa al caldo, tranquilla e sicura, e non esige da te altro tributo se non amore, dolci sguardi, schietta obbedienza: troppo piccolo compenso per un debito così grande.

L’obbedienza che un suddito deve al suo re, la donna deve a suo marito; e quand’ella è caparbia, stizzosa, imbronciata, aspra e non obbediente agli onesti voleri di lui, che cos’è essa se non una ribelle infame e litigiosa, una sciagurata traditrice del suo signore che l’adora? Mi vergogno che le donne siano così sciocche da offrir guerra mentre dovrebbero chieder la pace in ginocchio, che vogliano legiferare, dominare, soverchiare, quando son nate a servire, ad amare e a ubbidire. E perché sarebbero i nostri corpi molli e fragili e lisci, inadatti a faticate e penare pel mondo se non perché il nostro tenero stato e i nostri cuori debbono armonizzare col nostro aspetto esteriore? Via, via, poveri vermi insolenti e incapaci! L’anima mia è stata superba un tempo come la vostra, il mio cuore così altero, e forse ancor più la mia ragione, per ribattere parola con parola, cipiglio con cipiglio; ma ora lo comprendo che le nostre lance non sono che pagliucole, la nostra forza è altrettanto fragile, la nostra debolezza estrema, e meno di tutto siamo quello che pretendiamo d’esser di più. Abbassate la vostra prosopopea, poiché vano è il vostro sforzo, e ponete le mani sotto i piedi di vostro marito. E in segno di questa sottomissione, se a lui piace, la mia mano è già pronta al suo cenno.

Il testo fa parte della commedia “La bisbetica domata”. Un testo che possiamo considerare come minimo “scandaloso” per i nostri tempi (la commedia è stata scritta intorno al 1594, quindi parecchi secoli fa) per le sue “regole”: ubbidienza, schiavitù nei confronti del marito e del padre, senso di inferiorità.

Certo, c’è da dire che stiamo parlando di un’epoca totalmente diversa da questa in cui viviamo, un’epoca in cui la sottomissione era considerata sexy ma mi chiedo e vi chiedo: saranno davvero cambiate  anche le preferenze degli uomini?

Shakespeare, essendo un uomo, ci da la sua versione della donna “ideale” in questa commedia. Ma oggi davvero gli uomini si aspettano qualcosa di diverso dalle donne? E non parlo di quello che declamano a voce alta. Parlo di quello che realmente sognano.

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