Non ci sto!!!

Octombrie 16, 2010 at 1:38 am (Uncategorized)

Questa volta, NO!!!

Ho visto gli imbarazzanti tg1 che dicono testuali parole, anche perché gli ho tradotti io oggi per la mia tv: “l’aggressore non era pregiudicato”, „non aveva dei precedenti”, „è un bravo ragazzo” (quasi un angioletto)….

Ma come  cazzo ti permetti? Sì, uso le volgarità… Anche perché in questo caso non c’è un termine migliore per rendere l’idea.

Riavvolgiamo il nastro: dunque, una donna romena di 32 anni, infermiera, mamma di un bambino di 3 anni,  litiga con un ragazzo (non sapiamo con certezza i motivi), viene colpita con un pugno dal ragazzo che scopriamo di essere un pugile ,  denunciato in precedenza per lo stesso reato. La donna cade per terra, sul cemento con gravi lesioni al tronco cerebrale e muore.

L’aggressore fugge dal luogo dell’aggressione (come Doina Matei e ve la nomino giusto perché il caso ha delle somiglianze) e viene fermato da un rappresentante delle forze dell’ordine IN BORGHESE che vede l’accaduto e decide di fare il suo dovere, anche se è fuori servizio (onore a lui).

Doina Matei viene arrestata PRIMA della morte di Vanessa Russo, sputtanata in PRIMA PAGINA DI TUTTI I QUOTIDIANI, si fanno edizioni speciali di Porta A Porta e di Matrix, i politici fanno a gara a rilasciare dichiarazioni (una più scellerata dell’altra), si parla della propensione a delinquere dei romeni, si propongono misure di emergenza (iniziate di fatto con Mailat) e così via…

Vi ricordo anche il caso: la lite tra la romena Doina Matei e Vanessa Russo inizia in un vagone della metropolitana,  per una fermata brusca del mezzo… La cronaca di quei giorni ve la propongo con le parole amare di Mauro Cascio, il mio mentore (ma credo che questo non sia più un mistero):

La colpa è dei giornali che le notizie te le danno alla rovescia. O ti raccontano solo la fine. Immagina una storia diversa, di una borgatara che stava litigando con una prostituta rumena. Immaginati che le stesse dando con disprezzo borgataro sia della prostituta sia della rumena. Immaginati la rabbia che ti monta dentro, la schiuma d’orgoglio che non controlli, immaginati le umiliazioni, il sogno di una vita normale, immaginati la dignità che senti derisa e calpestata. Mi hanno fatto tenerezza gli occhi di Doina, perché a me riesce sempre di volere bene anche a Caino.
Perché è facile amare Abele. Non dà scandalo. Mi hanno invece disturbato quegli occhi perduti, nelle foto nella macchina della polizia. O forse era dei carabinieri. La cazzata ormai era fatta, non si torna indietro. Ha tentato una fuga disperata, ha fatto tutto l’istinto. Sul cavalcavia della Salaria, sotto Fidene, in questi giorni ne vedi a decine. Mi accorgo di stare dalla loro parte, dalla parte delle prostitute rumene. Perché l’altra parte di Fidene mi fa più paura di un ombrello piantato in un occhio per rabbia e per follia. C’è la Fidene dell’intolleranza e delle scritte sui muri, c’è il disprezzo proletario spacciato per dolore, c’è l’odio torbido venduto per composta accettazione di quegli stracci di umanità venduti al piacere animale per 30 euro. C’è la Fidene di Forza Nuova che a me fa più paura di un ombrello. Ed è questo che la stampa non racconta. Ed è per questo che ha ragione chi sta (anche) con Caino.
Tutti citano il canone giornalistico (ricordato pure da Sergio Lepri in un celebre manuale che per qualcuno è come la Bibbia) che qualificava la „notiziabilità” del dato di informazione: „Un uomo che morde un cane è una notizia, il cane che morde un uomo invece no”.
Ci troviamo allora sulla scorta del dogma che fa passare il nudo dato di informazione sotto il vaglio interessato del
sensazionalismo, ad avere dagli organi di informazione una rappresentazione della realtà dei fenomeni collettivi estremamente deformata o parziale. Una rappresentazione che spesso enfatizza l’osceno ed amplifica il problematico. Questo „strepitus calami” però, proprio perché costitutivamente fondato sull’interesse alla tiratura
(che è un interesse venale), non è sinceramente rivoluzionario, ma è demagogico, artificioso, e trova il suo limite nell’ossequio parossistico ai canoni del politically correct.
Una prostituta rumena che uccide con un ombrello una ingenua borgatara è una notizia. Una rumena, che per disperazione fa anche la prostituta, che in un momento di follia, per difendersi da una pioggia di insulti, reagisce in maniera scomposta violenta il politically correct.
Non fa vendere giornali, perché ha tra le righe una lettura sociale più problematica e cervellotica. Non è sensazionalistica. Ed ha un retrogusto strano, perché lì per lì sembra che vuoi giustificare un omicidio.
E guai a parlare di omicidio preterintenzionale.
Sfidi il senso comune in modo troppo temerario. I giornali ragionano alla rovescia e partono dalla sensazione e dallo spettacolo. Anche in assenza di logiche e ragioni. Si scrive di una Doina fredda, cinica, una macchina da guerra
che uccide sulla metro senza ragioni, come in un videogame. Tutto il resto è vezzo, è provocazione. Non fa notizia.

http://www.parvapolis.it/page.php?id=32776

Ho voluto proporvi questo testo, proprio per farvi capire l’ammarezza anche degli italiani per bene, delle persone che hanno visto – oltre ai titoli sensazionalistici ed alle dichiarazioni dei politici privi di idee che per farsi un po’ di pubblicità venderebbero anche la mamma – il dramma degli esseri umani, la giustizia per come tutti la intendiamo.

Ma, oggi, la cosa è alla rovescia e, come Mauro, ci sono anche dei romeni che difendono l’italiano che ha colpito a morte la romena Maricica Hahaianu.

Solo che la cosa è un po’ diversa.  All’epoca c’era un’interra comunità che era messa al muro e Mauro difendeva TUTTE le prostitute romene e non solo (a lui piace di più “rumene”, ma senza cattiveria). Mauro difendeva intrinsecamente tutte le romene insultate, che in un modo od in un altro sono trattate da prostitute, pur non essendolo, tutte quelle Bianca e “la rumena” senza nome e senza cognome che ho avuto modo di presentarvi su questo blog e su ParvapoliS. Lui difendeva anche me che qualcuno ha associato ad un certo punto a non so qualche interesse di un altro tipo che quello professionale e amicale. Ed aveva ragione lui: alla fine Doina fu condannata proprio per omicidio preterintenzionale a 16 anni (quasi il massimo che è di 18).

Adesso a me toccherebbe, per par condicio, difendere il ragazzo che ha colpito Maricica. Solo che adesso, lo stesso giornalismo alla rovescia di cui parla Mauro ha presentato Alessio come un “bravo ragazzo”. Salvo per poi scoprire che  era già stato denunciato per lo stesso reato: cioè un pugno a qualcun altro. Anzi, su Facebook persino sfotteva la legge: „mica se querella per un destro”,  „spendi di più in avvocati di quello che ti do io”, diceva.

Per giunta, lui faceva pugilato (quindi ben abituato a dare pugni, compreso alle conseguenze dei suoi pugni) da un po’ di anni ad una palestra del Tuscolano.

Ma Alessio si trova tuttora agli arresti domiciliari…. A differenza di Doina che la galera l’ha assaggiata sin dal primo momento, senza che nessun organo di stampa interrogasse qualcuno di sua conoscenza che avesse detto “era una brava ragazza”… almeno in quel momento…

Allora difendiamo Alessio: non voglio l’ergastolo, io… Perché le pene vanno bilanciate in base alla gravità delle azioni. Perché uno Stato di diritto non decide a furor di popolo e di giornali. Almeno non dovrebbe. Ed è per questo che gli omicidi sono stati classificati in base all’intenzionalità. Voglio solo “LA LEGGE UGUALE PER TUTTI”… Mettetelo in galera sin da subito: le stesse procedure applicate nel caso di Doina Matei e 16 anni di galera, ed aggiungete anche i precedenti e l’esperienza da pugile come aggravante (che Doina NON aveva)… Ecco: 18 anni!!!

Fateci vedere a noi romeni che in Italia la legge è DAVVERO UGUALE PER TUTTI…

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2 comentarii

  1. marius said,

    bulangii ordinari ,70 la suta sint bulangii ,chiar de era un sportiv era destul ca romanca era mai dura cu el si sigur fugea ,caci nici un italian de la napoli in sus nu au coaie cum se spune la ei doar vorbaraie ,eu dein ziua ce a omorit romanca o sai scuip pe toti cei ce nu o sa-mi placa in ochi ,mie undeva de politia si gargara lor de cacat ,zdrente ordinare

  2. Umberto said,

    La stampa, gli articoli di giornale o su internet dovrebbero, in questo caso come nei precedenti e come con ogni caso, raccontare esclusivamente i fatti. Peccato constatare che, in Italia, come del resto anche in altri paesi, la stampa prende delle posizioni (difesa o accusa) da parte di uno o dell’altro. Nel caso trattato in questo articolo io mi schiero dalla parte di coloro che, ritenendo giusta una giustizia uguale per tutti, condannano l’aggressore. Le idee personali, le opinioni secondo me „stanno a zero” e la ragazza é morta a seguito di un’azione aggressiva da parte del ragazzo. Condannarlo è giusto e prendere in considerazione i precedenti penali é altrettanto corretto. L’ultima cosa che vorrei aggiungere in risposta al lettore che ha commentato in lingua romena è che le sue espressioni non fanno altro che dimostrare che lui é come quel ragazzo aggressore. Credo che ormai dovremmo essere tutti consapevoli che le „mele marce” ovunque ce ne siano vanno eliminate affinché non si danneggino anche le altre. Grazie ad Alina per aver messo in risalto questo accaduto. Umberto Vici

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